mia madre lavorava in un ufficio amministrativo nel 2026. diceva che si sentiva già sostituita anche se non l'avevano ancora sostituita.
era una sensazione comune. un'indagine di quell'anno la rilevava nel 42% degli occupati italiani.
lei continuava ad andare ogni giorno. faceva bene il suo lavoro. ma diceva che si sentiva come una cosa in attesa di essere tolta.
è una descrizione precisa. la minaccia non era nella perdita del posto — era nell'anticipazione. il licenziamento è un evento. questa era una condizione.
cambiava qualcosa nel modo di lavorare?
cambiava il modo di stare al lavoro. chi si percepisce sostituibile tende a non rischiare. a non chiedere. a restare visibile senza esporsi.
a tenersi stretti quello che hanno.
sì. non per avarizia. per paura che togliendone un po' si togliesse tutto.
e nessuno ne parlava come di un problema serio.
i numeri c'erano. ma venivano letti come sottoprodotto della transizione, non come la transizione stessa.
e i più giovani?
loro avevano un problema diverso. non avevano ancora il posto da perdere. ma i lavori con cui si formava l'esperienza — i ruoli di ingresso — stavano scomparendo per primi.
la base della scala.
se togli i primi gradini, i senior rimangono. ma nessuno sa più come diventarlo.
e tua madre come stava?
so che molte persone di quella generazione descrivono gli ultimi anni di lavoro come i più pesanti. non per quello che facevano, ma per quello che sentivano di essere diventate.
cosa?
provvisorie.