Adesso, una bambina con i sintomi che non si capivano riceve un nome alla sua malattia in due settimane.
Sì.
Nel 2020 ce ne volevano sette anni.
Sette. A volte di più. A volte non arrivava mai.
Cosa era cambiato?
Avevamo cominciato a guardare i geni come si guardano gli animali. Specie che si erano evolute. Che avevano lasciato tracce.
Le tracce parlavano.
Sì. Quando un gene era rimasto identico per cinquanta milioni di anni in molte specie, voleva dire che era importante. Quando era cambiato in un modo strano in un solo paziente, voleva dire qualcosa di specifico.
E nessuno se ne era accorto prima.
Qualcuno se ne era accorto. Non tutti insieme. L'AI leggeva tutto insieme.
Ogni paziente. Ogni gene. Ogni specie.
Una conversazione che durava ore di calcolo invece di anni di carriera.
E i farmaci?
Spesso esistevano già. Erano stati fatti per altre malattie. Ma il meccanismo era simile. Bastava provarli.
E funzionavano?
A volte. Non sempre. Ma molte più volte di quante succedesse quando non avevamo nemmeno un nome.
Cosa cambiava davvero, per loro?
Avevano una parola da scrivere quando qualcuno gli chiedeva di cosa soffrisse il loro figlio.