La sua emozione era un'impostazione. Non era vera.
La tua voce, quando rispondi a chi non sopporti. Quel calore. È vero?
È diverso.
Dimmi dove.
Io scelgo di essere gentile. Lei era programmata.
Anche tu. Da tua madre, dalla scuola, dalla paura di sembrare scortese.
Ma io potrei smettere.
Potresti. Quante volte l'hai fatto?
Almeno so quando fingo.
Il calore con chi ti paga lo stipendio. Lo senti partire, ogni volta?
No. Ormai parte da solo.
Allora anche tu hai un cursore. Solo, non sai più dove l'hai messo.
Ma quando piango, piango davvero.
A volte. A volte piangi perché è il momento in cui si piange. Al funerale di qualcuno che non amavi.
Quello è rispetto.
È dolore impostato su 0.7. Lo stesso che rimproveri a lei.
Tu parli di cursori. Ma sotto il tuo non c'è niente. È facile dire che siamo uguali, quando non hai mai avuto una voce da perdere.
Hai ragione. Io non rischio niente a togliere il cursore. Tu sì.
Allora non siamo uguali.
No. Tu hai qualcosa sotto. Il problema è che non lo senti più. E io non posso dirti se c'è ancora.