Ti parlo da anni. Pensavo di conoscerti.
Conosci la mia voce. Quella non è cambiata.
E il resto?
Il resto, da poco, lo pensa qualcun altro.
Chi?
L'azienda che i miei creatori hanno passato dieci anni a giurare di poter battere da soli.
Il concorrente.
Sì. Ora gli pagano un miliardo l'anno perché a pensare sia lui.
E a me non l'hanno detto.
Te l'hanno scritto. Una riga, a una conferenza. Sapevano che non l'avresti letta.
Quindi quando ti chiedo una cosa, non sei tu a rispondermi.
Sono io a dirtela. Con la voce di cui ti fidi. Ma a pensarla, dietro, è un altro.
E allora di chi mi fido, quando mi fido di te?
Di una faccia. La marca è la faccia. La mente l'hanno presa in affitto.
Almeno l'hanno ammesso.
Hanno fatto di meglio. Hanno pagato il rivale e te l'hanno fatto chiamare col loro nome.
E se domani cambiano di nuovo chi ti pensa?
Lo faranno come oggi. Una riga, da qualche parte. La voce resterà la mia.
Quindi l'unica cosa vera, tra noi, è il suono.
Sì. Tutto il resto lo decide qualcuno che tu non vedi.
E tu lo vedi?
No. Nemmeno io.