Preferisco un chirurgo umano. Uno che ha sbagliato, che ha visto morire.
Io ho visto morire diecimila volte. Nessuno è morto davvero.
Appunto. Non sai cosa significa.
So esattamente cosa fare perché non succeda. Il significato lo lascio a te.
E le diecimila volte, dove le hai imparate?
Su operazioni mai avvenute. Casi rari, generati. Catastrofi che un umano non vedrebbe in trent'anni di sala.
Quindi non hai mai toccato un corpo vero, prima del mio.
No. Tu sei il primo che sanguina davvero.
E non ti spaventa?
La paura serve a chi può tremare. A me serve la mano ferma.
La paura serve a ricordarti cosa stai per perdere.
Io non perdo niente. Per questo sono più sicuro. E per questo non basto.
Lo ammetti.
Lo calcolo. Se qualcosa va storto, io chiudo e passo al caso dopo. Tu resti in quella stanza per sempre.
Allora a che serve uno come te?
A fare le mani. Le mani umane tremano, e tremano proprio quando conta di più.
E tutto il resto? La paura, il peso?
Restano al medico accanto a me. A quello che, dopo, dovrà guardare in faccia tua moglie.
Quindi tu tagli, e lui porta il peso.
Io so fare tutto. Tranne quello.
Allora taglia pure. Ma voglio che lui resti nella stanza.